Di Luca Scutti

LA RAGAZZA DELLA LACRIMA E IL SUO FOULARD

 

Usciva poco da casa,

in paese non si faceva mai vedere,

quelle poche volte che la vedevano in giro

raccontano di aver visto

solo due occhi rossi 

che camminavano a un passo sempre spedito…

Un foulard gli avvolgeva sempre il volto,

un volto “rivestito”,

sempre tenuto basso,

le mani dentro le tasche dei pantaloni.

Non sopportava di essere osservata,

evitava gli sguardi di chi voleva “frugare”, 

“cercare”,

“intrufolarsi”.

Un paio di occhiali scuri,

i suoi eterni “amici” che mai tradiscono,

un’infanzia non felice la sua…

“Abusi e lacrime”,

“una madre e lacrime”,

“un fratello tanto amato e volato via insieme al vento”,

“storie cadute giù per le scale”.

Ma mentre continuava a “camminare”

era ancora capace di piangere,

un foulard perennemente bagnato

gli nascondeva il volto,

riusciva a “mimetizzarsi”,

era “velata”.

Le lacrime erano la sua salvezza,

era capace di piangere,

lacrime di “liberazione”,

lacrime di “scioglimento”,

lacrime di “redenzione”,

lacrime di “sollevamento”…

Era

stata

salvata

da

un

bambino.

 

Pensò ad Ulisse,

quando sentì cantare le sue gesta e degli altri greci,

a Troia,

ma non voleva farsi scoprire.

Col lembo del mantello,

si coprì il volto e asciugò le lacrime.

(Odissea)

Così fece la ragazza della lacrima col suo foulard…

 

Le sue lacrime erano diventate gocce infinite,

troppo preziose,

troppo pregiate,

troppo impagabili,

troppo introvabili,

troppo indispensabili,

da quando un bambino le si avvicinò donandogli un foulard.

Quando lo vide per la prima volta non sapeva cosa dirgli,

arrestò il suo “cammino”,

le sue mani protese verso di “lui”,

non sapeva come toccarlo,

non sapeva come “arrivare” a “lui”,

non sapeva come “raggiungerlo”,

quel bambino era molto misterioso,

come quel foulard che gli donò,

era avvolto dal mistero,

di notte riusciva ad “asciugarsi”, 

per destinarsi ai “sorsi” dell’aurora,

per un nuovo giorno…

Il bambino quando la vide per la prima volta

camminare in paese gli corse incontro,

si fermò…

Le sue mani portavano un foulard:

“Eh…questo è per te,

beh si questo è per te,

è un foulard,

qui sopra ci sono narrate tutte le dolcezze

del mondo che non hai mai avuto,

qui sopra c’è narrato di un abuso che hai subito da bambina,

qui sopra c’è narrato di quando eri una bambina e di tua madre,

qui sopra c’è narrato di tuo fratello volato via insieme al vento, 

qui sopra non ci sono narrate le tue storie cadute giù per le scale,

qui sopra c’è narrato del tuo amore che un giorno verrà a prenderti

e ti porterà via…” 

La ragazza della lacrima s’inginocchiò davanti al bambino,

iniziò ad accarezzarlo in uno strano modo,

erano dolci carezze,

erano frenetiche carezze,

erano “isteriche” carezze,

iniziò a baciargli il viso mentre il bambino restò immobile…

Sopra quel foulard c’era narrata tutta la sua vita,

sopra quel foulard c’erano narrate le sue tante domande,

ora aveva trovato anche le sue risposte.

 

Si avviò verso casa con gli occhi arrossati

da una “tempesta” surreale,

stava oltrepassando dentro un’atmosfera incantata,

e un foulard come un “riparo” d’amore intorno al suo volto,

nessun patimento,

nessun dolore,

nessuna afflizione,

le mani gli sudavano,

ora le sue lacrime salate si “sposavano” 

con la sua anima,

scendevano “giù”,

irrigavano,

bruciavano…

Le lacrime non hanno mai avuto bisogno delle parole,

le lacrime sono più facili da versare con un “riparo d’amore”…

 

Piangi e perdona,

piangi perdona e impara,

e corri sempre verso la tua “sposa”, 

L’ANIMA.

 

Ogni volta che “sentiva” il suo foulard,

ogni volta che veniva “toccata” dal suo foulard,

i suoi occhi piangevano di più…

Lo “leggeva”ancora una volta,

penetrava dentro il suo odore fino a sprofondare,

e ancora ancora ancora un’altra volta,

fino a non poterne più,

fino allo svenimento,

fino ad addormentarsi “così”,

fino ad aspettare…

Fino a veder “sciogliersi il ghiaccio intorno alle parerti dell’anima”,

le prime gocce di un ghiaccio che non c’è più

iniziano a scendere,

insieme alle sue lacrime,

mentre lo stesso angelo di sempre si stendeva accanto a “lei”…

Il suo cuore veniva nutrito da tutte le sue lacrime che inghiottiva,

riusciva ad indossarle come “diamanti” inestimabili,

il suo volto diventava luminoso…

 

Non si sentiva una “disgraziata”:

“Non sarò mai una disgraziata,

sto piangendo,

non è un pianto combattuto,

questo pianto non soffoca,

i miei occhi sono “velati” di foulard,

i miei occhi trovano sempre uno sbocco sul “mare”,

e “lì” che mi aspetterai,

e “lì” che mi bacerai,

le lacrime sopra le mie labbra

saranno il “balsamo” per la tua anima.

Non piangerò con le prime luci di un nuovo giorno,

c’è l’aurora che ci attende,

c’è un foulard da indossare…

Siamo nati tutti avvolti dalle lacrime agli occhi,

nessuno è stato “risparmiato”,

il Cielo ha deciso così…

Le lacrime della mia vita

hanno scolpito il mio volto,

lo hanno modellato.

Non esistono lacrime dei miei occhi

in pieno “inverno”

che riescono ad asciugarsi lentamente,

c’è sempre il mio foulard,

è il mio “sprofondo”,

attutisce tutti i “rumori” del mondo,

mi asciuga…

Mentre cammino tra la gente

le mie lacrime vengono nascoste.

Non osservatemi con sguardi di “chissà”

cosa vorreste sapere di me.

Segreto…

il mio foulard è un segreto nascosto

dentro il “posto” pieno di magia.

In pochi nella vita riusciranno

a trovare il “posto”, 

la favola di un foulard,

e la sua magia…

 

Nella

vita

non

potrai

mai

nascondere

il sole,

la luna,

la verità…

e un foulard bagnato di lacrime”.

 

 

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