Di Luca Scutti

IL GUARDIANO DEL FARO

Il capitano diede l’ordine all’equipaggio

di arrestare la nave…

Vide una sentinella brillare nell’infinito.

 

Era il custode del cuore,

era il sorvegliante della luna,

era lo splendore dell’oceano,

era l’abbaglio,

era la lucentezza

dentro l’increspatura

dei “vagabondi” del mare,

era la sua ruga,

era il portento,

era il fenomeno,

era la meraviglia di un vecchio,

era un essere umano raro,

era il guardiano della luce,

era la speranza dei marinai,

era il fragore dei cuori

addosso alle onde,

era il rombo dell’oceano,

era l’esplosione di un pianto a dirotto,

era la commozione della pietà,

era il prodigio

dopo un lunghissimo viaggio…

 

A bordo c’era diversa stanchezza accumulata,

l’ordine del capitano di arrestare la nave

fu l’incantesimo per diversi marinai a bordo.

 

In mezzo al mare videro una torre alta,

pioveva a dirotto,

le onde erano altissime,

era inghiottita,

appariva a tratti…

 

Poi “quella” luce intermittente,

poi il respiro dell’oceano,

un ultimo soffio,

e riappariva in tutto il suo splendore.

 

In quel preciso istante

il vecchio

stava colmando il distacco

per la vita,

la vita di molti ragazzi.

Indossavano la divisa da marinaio,

il loro moto costante

dentro le acque dell’oceano,

il loro vigore,

il loro scopo,

la loro eternità.

 

I marinai erano tutti in coperta

ad ammirare quel fascio di luce,

il flusso oceanico

di un vecchio ricoperto di luce,

erano rapiti,

erano incantati…

 

Capirono immediatamente

che al di là del piccolo vetro del faro

c’era qualcuno,

pronto a guidarli in acque più sicure.

 

La pioggia che diventa tempesta,

la foschia che diventa nebbia,

ma dietro a quel grande occhio marino,

c’era sempre la luce,

il bulbo oculare di un vecchio,

c’era il suo sguardo sempre attento,

c’era la giusta vista,

c’era l’intuito di un grande cuore,

c’era l’espressione saggia della vecchiaia,

c’era il discernimento,

un occhio come una lente di cristallo trasparente,

chiaro,

limpido,

luminoso,

brillante,

era pulito.

 

Era una luce di conforto,

era il sollievo,

era la consolazione,

era il ristoro per il cuore.

 

Era una luce che non vacillava mai,

ondeggiava,

oscillava,

barcollava,

non dubitava mai,

restava sempre fedele a se stessa,

non cambiava mai colore:

“Questa luce

è per tutto il vostro equipaggio,

è giunta l’ora di immergersi

dentro acque di pace,

è giunta l’ora di immergersi

dentro acque di gioia”.

 

Restarono una settimana al fianco del faro,

accanto alla sua inclinazione.

 

Il guardiano

era sempre avvolto dalla premura,

dal riguardo,

dalla dedizione,

dalla cura.

 

In tutti questi anni trascorsi

era riuscito a raccogliere

ai piedi del faro migliaia di lettere,

era riuscito ad accoglierle,

era riuscito a dargli il vero significato,

era riuscito a conservarle,

era riuscito a proteggerle,

era riuscito ad avvolgerle

dentro un fazzoletto bianco

insieme alla tenerezza,

era riuscito ad ascoltare

il dolore di tutti gli uomini,

era riuscito ad ospitarle dentro il suo cuore.

 

Quante lettere

i marinai riuscirono a leggere dentro quelle notti,

il guardiano era riuscito a conservarle tutte,

era troppo prezioso quell’inchiostro di mare,

era un inchiostro inestimabile,

era l’inchiostro delle loro amate,

era l’inchiostro dei  loro padri,

era l’inchiostro delle loro madri,

era l’inchiostro dei loro figli.

 

Per essere un marinaio

non puoi fare a meno di amare il faro,

il marinaio e il faro

riescono a resistere ad ogni forma di tempesta,

ad ogni genere di solitudine,

l’isolamento,

la lontananza…

Sono rivestiti dalla stessa luce,

hanno la stessa passione,

hanno lo stesso sentimento,

hanno lo stesso dolore,

hanno lo stesso sorriso dell’oceano,

hanno gli stessi occhi persi

dentro lo stesso orizzonte,

hanno la stessa linea del tramonto,

hanno lo stesso confine fra cielo e mare,

hanno lo stesso limite,

hanno lo stesso quadro di famiglia,

hanno la stessa libertà,

hanno le stessi notti,

hanno la stessa fragranza,

hanno le stesse sensazioni,

hanno lo stesso incanto,

hanno lo stesso balsamo

per cuori stanchi e affaticati,

hanno lo stesso odore del mare,

hanno lo stesso profumo delle stelle,

ricevono lo stesso bacio infinito dell’oceano:

Quante navi ho scrutato

dal faro,

quante notti ho riportato

le navi perse verso casa,

quante notti sono uscito con la barca

cercandole dentro ad un “labirinto”…

 

Quante volte ho riconosciuto

la stessa nave,

dalle sue luci,

dalle sue voci,

dal suo dolore,

dal suo orizzonte,

dalla sua sirena,

dal suo segnale.

 

Quante volte

ho visto dal mio cannocchiale

le schegge bianche impazzite di un’onda,

era vetro

che s’infrangeva contro le navi,

avevo il cuore spezzato…

 

Fare il guardiano del faro è un dovere,

è una consapevolezza,

è una responsabilità.

 

In tutti questi anni

ho visto pochissime persone.

 

Quanti milioni di occhi mi avranno visto,

ma io non li ho visti…

 

Tutte

le notti ho udito i vostri cuori,

vi ho ascoltato,

vi ho “sentito”,

mi sono accorto di voi,

vi ho conosciuto,

vi ho riconosciuto,

vi ho seguito

dentro ogni lampo notturno,

vi ho seguito

dentro ogni bagliore dell’aurora,

vi ho spiato,

vi ho compreso,

vi ho amato.

 

I miei occhi presto si chiuderanno,

sono troppo vecchio,

al mare

non lascio nessun rimpianto.

 

La mia luce

è stata di vitale importanza per gli uomini,

sono stato la direzione,

sono stato la rotta da seguire,

sono stata la meta di tanti cuori,

di giorno,

di notte,

accanto a me ho avuto il sole,

accanto a me ho avuto la tempesta,

accanto a me ho avuto la luna,

non ricordo quante volte

sarò salito sopra la scala a chiocciola.

 

Alcune notti gli angeli

mi hanno fatto salire verso il Cielo…

 

Come questa notte.

 

Sarò sempre il tuo faro,

sarai sempre la mia piccola stella,

sarò sempre

la tua “statua” di pietra nel mare,

sarò sempre la finestra accostata:

Perchè

io

vi

amo.”

 

In quella notte

tutte le luci delle navi si spensero,

insieme ai tanti segnali acustici.

 

Poi le sirene delle navi

iniziarono a “gridare”…

Tre fischi sibilanti.

 

Era l’ultimo saluto

per il guardiano del faro,

in un porto avvolto

dalla nebbia e dal silenzio. 

 

La luce del faro

fu spenta da un marinaio:

E’ IL SALUTO DEL TUO MARE.

r i p o s a   n e l l a  p a c e

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