Di Luca Scutti

CHI SEI TU? IL TUO NOME?

Sei “quello” che hanno

sempre inseguito? 

Il ricercato.

Tentare di trovare

l’oro dell’anima,

mio Dio

quante volte sarà accaduto…

 

Sei un regalo?

I tuoi doni,

i tuoi omaggi,

le tue sorprese,

da donare alla “terra”

macchiata di sangue

e dolore.

 

Sei la ragione?

Sei la speranza?

Il desiderio e il sogno,

la fiducia e il miraggio,

cancellano dalla “terra”

la disperazione e lo sconforto.

 

Sei come la pioggia che cade?

Scendono gli scrosci,

si rovesciano sulla “terra”,

abbracciati dentro

un diluvio d’amore,

sequele bagnate d’eternità,

abbondanza di cuori rovesciati.

 

Hai bisogno della “terra”:

“lei” riceve,

“lei”invita,

“lei” accoglie,

e ti porta via…

 

Ti pensano quando

osservano il mare?

Quando precipitano

dentro gli abissi.

Ti pensano quando

osservano un tramonto?

Al calare del sole,

i crepuscoli della sera,

“l’invecchiamento” di un giorno,

i “trucchi”

che si sciolgono

sotto la luna nera,

i volti del mondo

macchiati da una perfida matita.

 

Ti pensano quando

osservano fuori dal finestrino?

Sei il migliore amico?

Sei il favorevole?

Sei il diario segreto?

Le annotazioni

sopra le pareti di un cuore,

le “sue” memorie,

un calendario di solo feste,

un diario sempre nascosto,

un diario personale,

un diario inconfessato,

un diario clandestino,

la “brezza” di un angelo.

 

Sei la poesia preferita?

Dove sono finiti

i “suoi” versi,

i “suoi” canti,

la “sua” bellezza,

il fascino suggestivo

della propria vita.

 

Sei la giusta parola?

Sei il colore nuovo?

Sfumare la “terra”,

la giusta gradazione,

la cera degli angeli,

il “seme” del cuore. 

 

Sei il pensiero del mattino?

Lo Spirito di un uomo.

Sei il pensiero della notte?

La meditazione di un uomo.

 

Sei il desiderio?

Sei la culla del mondo?

L’infanzia calpestata,

l’infanzia soffocata e “uccisa”,

l’origine di un uomo,

la terra natale.

Sei la storia più incredibile?

L’assurdo stupefacente,

il favoloso,

lo straordinario,

lo “strano”.

 

Sei la salvezza?

La liberazione di una vita,

la difesa di una vita,

un giorno chiederà

il tuo aiuto…

 

Sei un “disastro” d’anima?

Per difendere, 

per soccorrere, 

dare protezione:

La “strage” degli infami,

il “loro” tracollo.

 

Sei abbastanza?

Assai..

Si,

assai da “morire”.

 

Sei raccolto?

Avvolto su te stesso,

avvolto dalla “terra”.

 

Sei la “Luce”?

Quanto è luminoso

il faro in mezzo al mare,

la “sua” lucentezza,

la “sua” brillantezza.

 

Sei la grazia?

La delicatezza dell’eleganza,

l’armonia dell’anima,

la fragilità di uomo,

la benedizione degli angeli.

 

Sei affascinante?

Sei fuoco?

La fiamma che divampa,

la vampata del cuore,

la “sua” intensità… 

 

Sei il “lampo” negli occhi?

La Luce abbagliante. 

 

Sei l’attimo?

Quanto pesa

l’istante di un minuto,

quanto pesa

l’istante di un secondo,

il peso del pensiero,

il peso della scelta,

il peso di un padre,

il peso di una madre.

 

Sei la parola sottolineata

sopra un libro?

Quell’espressione

come una stella

dov’è…

E’ spenta!

Cade il linguaggio,

trascende

nell’ignoranza dell’anima,

l’illusione che cade,

la parola che brucia,

cade dalle labbra…

 

Sei “sangue” 

che scorre dentro le vene?

Quanta forza,

quanta energia,

sorgente di puro amore,

ecco la traccia,

ecco il segno.

 

Sei speciale?

La caratteristica

nel particolare:

La porta era aperta,

eppure bussò lo stesso

prima di entrare.

Mise tutto a “posto”

senza spostare nulla.

 

Le tasche

dei suoi pantaloni

erano ricolme

di piccole stelle,

scintillio di Luce

dentro i suoi occhi…

 

Iniziò a farmi “male”,

pensò a sfiorarmi

e invece…

Riusciva:

“T o c c a v a”.

 

Arrivò ancora una volta

in punta di piedi,

non fece nessun rumore.

Quando

andò via nell’anima

ci fu l’immenso rumore.

 

Ascoltò le mie paure,

ascoltò le mie debolezze,

ascoltò il mio cuore,

si vestì della mia traspirazione,

mi ricoprì,

mi avvolse nel “pane degli angeli”,

s’inginocchiò

per raccogliere la mia “fatica”,

spense tutte “quelle” luci al neon,

c’era il gelo dentro le mie ossa, 

mi prese tra le “sue” braccia,

mi portò fuori

dalle “mure della città”,

mi rivestì

dell’armatura del Cielo,

mi donò

la “sua spada” dorata.

 

Restò

sempre accanto a me, 

nulla si spezzò, 

nulla si è spezzato…

 

Il regalo della mia vita,

così decise il Cielo,

il giardiniere

della mia anima.

Non c’è giorno

quando mi raccolgo

in preghiera,

osservo il fiorire

dell’anima mia.

 

Sei sempre

accanto a me,

ma poi sempre

la stessa domanda

mi trafigge il cuore:

 

“Ho freddo…

nei “paraggi” degli altri.”

 

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