Di Luca Scutti

BUON NATALE PAPA’

Ho capito che tu sei il mio eroe.

 

Quante volte mi sono ubriacato,

quante volte mi sono esaltato,

quante volte mi hanno stregato,

quante volte mi sono sconvolto,

quante volte sono stato dentro il deserto…

 

Un deserto

così abbandonato,

un deserto

così desolato,

un deserto

così spopolato, 

quante volte ho masticato

questa superficie così arida:

 

Ma poi dall’altra parte,

dentro quello spicchio

ritagliato dai frammenti del Cielo,

dentro la scheggia innamorata,

un brandello

di un cuore così stanco,

affaticato e debole.

 

Dentro il ritaglio di una lacrima,

quello che resta di me,

le mie “rimanenze”,

la sopportazione di un ventre

senza più il coraggio,

senza più l’audacia,

ci sei tu,

sempre.

 

“Esisti”,

sei presente,

mi trovi,

ti mostri,

ti manifesti,

traspari

dentro ogni palpito.

 

Il rintocco,

il ticchettio,

il fremito:

è il mio cuore.

 

Mi abiti,

risiedi in me.

 

Sei

tu a tenere le redini,

le stringi,

le mantieni,

le controlli.

E’ sempre stata

tua

la condizione della mia vita,

tutta la qualità Divina necessaria,

ciò che è Sacro

resterà sempre Sacro,

l’Altissimo,

l’Eccellente,

il “vincolo” in Dio,

i giusti “requisiti” come dogmi,

la Verità assoluta,

il principio,

il potere del Cielo,

il potere della Volta Celeste,

il potere del Firmamento,

il potere di un soffitto soprannaturale.

 

Per tutto questo

ho sempre sfidato la vita,

la mia esistenza,

il mio atteggiamento.

Ho lottato,

ho spinto,

ho affrontato,

ho provocato.

 

Per tutto questo

sono caduto dentro le cavità, 

avvallamenti scuri,

fessure accecanti.

 

Per tutto questo

sono caduto dentro covi di vipere,

i detrattori,

i perfidi,

per tutto questo

sono caduto dentro le tane dei lupi,

covi nascosti,

rifugi clandestini,

stanze dimenticate.

 

Per tutto questo sono caduto 

dentro la terapia intensiva,

con lo Spirito

in grado di superare

quel “freddo orribile”.

 

Il più grande,

è lo Spirito!

Più di 

qualsiasi avversità, 

più di

qualsiasi ostilità,

più di

qualsiasi sciagura,

più di

qualsiasi disastro,

più di

qualsiasi guaio.

 

Per tutto questo

la terapia intensiva

è stato

l’avvenimento più bello della mia vita.

Di notte

sentivo gli angeli cantare: 

“La libertà,

il privilegio,

la scelta,

la discrezionalità,

la decisione,

lo spazio Sacro,

la verità

che stringe il vero”.  

 

Per tutto questo

mi hanno puntato addosso

tutti gli armamenti possibili,

tutte le pistole possibili, 

tutti i pugnali possibili,

contro il cuore,

contro le tempie,

contro la gola.

 

Perchè

ho sempre creduto in te,

perchè

tu sei la mia fede,

perchè

tu sei la mia credenza,

perchè

tu sei la mia confessione,

perchè

tu sei il mio onore,

perchè

tu sei il mio “anello”, 

perchè

tu sei

“certo in me”,

perchè

tu sei indiscutibile,

perchè

tu sei inequivocabile,

perchè

tu sei evidente,

perchè

tu sei incontrastato,

perchè

tu sei lampante

come un manifesto

esposto sopra la facciata

del mio cuore, 

lì…

a sinistra,

vicino alle arterie: 

“La via della comunicazione”.

 

Perchè

tu sei

“avere te”,

perchè

tu sei il mio mantra.

 

Se tutto scende,

se tutto casca,

se tutto stramazza

sopra un manto stradale “rosso”,

se tutto precipita,

se tutto si stacca,

se tutto decade,

se tutto scompare, 

resti tu!

 

Restare

è

stare

in

te.

 

Per tutte le volte

quando il temporale

mi sorprenderà,

per tutte le volte

quando non ci sarà

più nulla da fare,

senza più nessun padrone,

sprovvisto e senza abiti,

senza più nessuna

conquista da cogliere,

per tutte le volte

quando sarò sopraffatto.

 

Per tutte le volte

quando la speranza

indosserà gli abiti

della disperazione,

i colori dell’afflizione,

i colori sconfortanti,

senza il consolante,

senza l’incoraggiante,

senza il rassicurante,

e quasi morto

continuerò a credere,

nel deserto dei dimenticati,

nel deserto lontano e passato,

nel deserto finito e spento,

perchè

mi resti

sempre tu addosso,

sempre

il “professore”.

 

“Un’aquila” mi ha riferito

che quando qualcuno muore,

il suo spirito resta,

si ferma

dove ha perso la vita,

dove è stata abbandonata.

 

Solo per pochi secondi,

i vivi possono sentire

i morti che hanno amato,

riconoscerli,

riconoscersi:

Ed

io

ti

ho

sentito.

 

Avrei voluto dirgli che ero io

e che non ero andato via del tutto,

avrei voluto dirgli

che continuavo a spostarmi,

a camminare,

accanto a lui,

che ero in pace,

che risiedevo,

alloggiavo in lui,

la Beatitudine,

la quiete degli angeli,

l’Eterno Riposo,

che non soffrivo,

che non provavo dolore,

che ero

dall’altra parte della carreggiata,

che ero

sulla strada poco battuta.

Avrei voluto pronunciare il suo nome,

avrei voluto dirgli del nostro blog,

avrei voluto dirgli dello stratagemma

che ero riuscito ad ideare,

ad escogitare.

Un blog

come un uscio sempre aperto,

un passaggio magico e segreto,

nascosto e intimo,

la favola per il mio bambino,

un accesso

per quando avrebbe avuto paura…

C o s ì 

è 

s t a t o.

 

Per poi trovare

le mie braccia sempre

pronte a prenderlo,

a stringerlo,

a portarlo “via”,

per un cammino ancora insieme,

stesso percorso,

stesso tratto,

stessa strada,

STESSO TRAMITE,

stessa “arteria”,

stessa colorazione,

stessa gradazione.

Anche le sfumature

sono rimaste le stesse di allora,

dalle venature,

dagli accenni,

dagli accenti,

dal tono della voce,

da una semplice bic,

dalle tracce,

dai segni,

dai sogni,

sono gli stessi

di quando giocavi

sopra le mie ginocchia…

L’uscio

sarà sempre schiuso,

avrai tutti i colori del Cielo,

avrai tutte le macchie d’inchiostro,

il nero sul bianco,

stendere,

redigere,

stilare la vita,

sostenerla,

dichiararla

in tutta la sua bellezza:

HAI BUCATO LA MIA VITA”.

 

Pubblico tutto senza rileggerlo,

ho un pò di timore ora.

 

Buon

Natale

papà.

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